Corsi di Laurea nel Turismo

Come è cambiata nel corso di questi ultimi anni la Formazione Universitaria turistica? Qual è la situazione attuale dei percorsi accademici in Italia? Come orientarsi nel mondo dell'offerta formativa degli atenei?
Foto Corsi di Laurea nel Turismo

La Formazione Universitaria per il turismo

Nel corso degli ultimi anni il sistema universitario italiano ha subito una profonda trasformazione. In passato, prima della riforma, gli studi in Italia, erano ad un solo livello: tutti i corsi avevano una durata compresa tra i quattro e i sei anni, al termine dei quali veniva conferito un unico titolo, la laurea.

Dall’anno accademico 2001/02, con lo scopo di offrire agli studenti percorsi più brevi e spendibili anche in rapporto allo scenario europeo, prevede più livelli:

  • Il primo, triennale, che attraverso il riconoscimento di 180 crediti formativi termina con il conseguimento di una “laurea di primo livello“;
  • Il secondo, biennale, che termina con il conseguimento della “laurea di secondo livello” (magistrale o specialistica).

La riforma universitaria ha introdotto le classi di laurea, che raggruppano corsi di studio dello stesso livello e con gli stessi obiettivi formativi. Furono così individuate 42 classi di laurea di primo livello e 104 di secondo livello. A partire dal 2008 le classi hanno subito modifiche passando a 43 le triennali e 94 le magistrali, oltre ad assumere una nuova denominazione.

Dall’anno accademico 2010-2011 le classi di laurea specifiche per il settore turistico, la classe 39 (Scienze del turismo) per il primo livello e la classe 55/S (Progettazione e gestione dei sistemi turistici) per il secondo livello, hanno assunto rispettivamente la nuova denominazione di:

  • L – 15 Classe delle lauree in Scienze del turismo ;
  • LM – 49 Classe delle lauree magistrali in Progettazione e gestione dei sistemi turistici.

Occorre dire però che molte ombre si addensano sugli esiti occupazionali dei giovani laureati in relazione soprattutto al mercato del lavoro.

Inoltre, nonostante l’attivazione dei numerosi corsi di laurea, ad oggi vi è solo un pallido riconoscimento dei laureati in materie turistiche. Sono rare, infatti, le ” corsie preferenziali” su lavoro come nell’ambito degli enti pubblici per il turismo o in altre tipologie di opportunità. Il laureato in turismo è spesso al pari dei laureati provenienti da altri percorsi di formazione e concorre in maniera identica, senza alcun privilegio rispetto ai contenuti – perlomeno formativi – del proprio profilo. (Se ne parla nel Forum “Prendi una laurea nel turismo“).

Corsi di Laurea di I° e II° livello per il turismo

Formazione universitaria turistica a tre livelli

Cerchiamo di illustrare facilmente il nuovo sistema e i possibili percorsi disponibili per lo studente.

Primo passo è la laurea di primo livello: gli studenti possono di seguito decidere se entrare nel mondo del lavoro oppure continuare gli studi iscrivendosi ad una laurea di secondo livello. Una alternativa è quella invece di iscriversi a un master universitario di primo livello della durata di un anno.

Conseguendo, invece, la laurea specialistica è possibile essere ammessi al cosiddetto “terzo livello” della formazione universitaria, cioè il dottorato di ricerca. O diversamente, altro percorso possibile, è quello di iscriversi ad un master universitario di secondo livello della durata di un anno o a un corso di specializzazione.

I corsi di laurea “turistici”

Dall’anno accademico 2006/2007 nelle università italiane sono previsti 105 corsi di laurea in turismo, di cui 76 di primo livello e 29 di secondo livello. La maggior parte dei corsi di laurea in turismo riguarda gli atenei del Sud. Il primato spetta alla Sicilia con un totale di 15 corsi (nove di primo e sei di secondo livello) seguita da Lombardia (dieci corsi di primo e quattro di secondo livello), Lazio (cinque corsi di primo livello e due di secondo livello) e Campania (cinque corsi di primo livello e due di secondo livello).

Un terzo dei 79 corsi di primo livello si riferisce a Scienze del turismo, seguono i corsi in Scienze dell’economia e della gestione aziendale (classe 17), Scienze economiche (classe 28).
Tra i 29 corsi di secondo livello, invece, buona parte di essi appartiene alla classe 55/S quindi a “Progettazione e gestione dei sistemi turistici”.

Il numero chiuso è alquanto limitato, solo in una quota di quelli di primo livello è d’obbligo lo stage, mentre poco diffuso lo è in quelli di secondo livello, così come piuttosto diffuse sono le testimonianze in aula da parte del mondo del lavoro. Le esercitazioni pratiche si prevedono un po’ ovunque.

Il dato di fatto è che non c’è alcuna uniformità tra università, così come – al di là della diffusione di alcune pratiche essenziali – lo stage, che svolge una funzione strategica per l’introduzione nel mondo del lavoro, è ancora poco diffuso o del tutto assente nei corsi di secondo livello, a conferma del distacco che c’è tra il mondo accademico e quello delle imprese e del lavoro.

Andando ancora in profondità si scopre che alcuni corsi, pur avendo con una denominazione “turistica”, in realtà non hanno piani di studi particolarmente finalizzati, determinando, già in partenza, una zoppicante preparazione degli studenti per il settore turistico.

Questi sono senz’altro da evitare perché nati per ragioni ben lontane dal voler formare i giovani alla carriera turistica, quanto piuttosto per “accontentare capricci accademici”, per “ottimizzare” o “garantire” l’impiego dei docenti di ruolo anche se le discipline hanno scarsa attinenza con il turismo, per “diversificare” le entrate delle università.

La lettura dei piani di studi è fondamentale: spesso si scoprono sbilanciamenti su tutt’altri versanti disciplinari in contraddizione con l’obiettivo formativo. E’ evidente in questi casi che sono intervenuti interessi che non hanno nulla a che vedere con il mercato del lavoro, con le esigenze di professionalità specifiche, con le istanze che pervengono dal territorio.

Il risultato è la preparazione di giovani dei quali il mondo del lavoro non ne comprende il profilo e dei quali non ha alcuna necessità. Con tanta delusione per chi ci ha creduto!

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