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Corsi di Laurea

Di I° e II° livello per il turismo

Formazione universitaria turistica a tre livelli

Cerchiamo di illustrare facilmente il nuovo sistema e i possibili percorsi disponibili per lo studente.

Primo passo è la laurea di primo livello: gli studenti possono di seguito decidere se entrare nel mondo del lavoro oppure continuare gli studi iscrivendosi ad una laurea di secondo livello. Una alternativa è quella invece di iscriversi a un master universitario di primo livello della durata di un anno.

Conseguendo, invece, la laurea specialistica è possibile essere ammessi al cosiddetto “terzo livello” della formazione universitaria, cioè il dottorato di ricerca. O diversamente, altro percorso possibile, è quello di iscriversi ad un master universitario di secondo livello della durata di un anno o a un corso di specializzazione.

I corsi di laurea “turistici”

Per l’anno accademico 2006/2007 nelle università italiane sono previsti 105 corsi di laurea in turismo, di cui 76 di primo livello e 29 di secondo livello. La maggior parte dei corsi di laurea in turismo riguarda gli atenei del Sud. Il primato spetta alla Sicilia con un totale di 15 corsi (nove di primo e sei di secondo livello) seguita da Lombardia (dieci corsi di primo e quattro di secondo livello), Lazio (cinque corsi di primo livello e due di secondo livello) e Campania (cinque corsi di primo livello e due di secondo livello).

Un terzo dei 79 corsi di primo livello si riferisce a Scienze del turismo, seguono i corsi in Scienze dell’economia e della gestione aziendale (classe 17), Scienze economiche (classe 28).
Tra i 29 corsi di secondo livello, invece, buona parte di essi appartiene alla classe 55/S quindi a “Progettazione e gestione dei sistemi turistici”.

Il numero chiuso è alquanto limitato, solo in una quota di quelli di primo livello è d’obbligo lo stage mentre poco diffuso lo è in quelli di secondo livello, così come piuttosto diffuse sono le testimonianze in aula da parte del mondo del lavoro. Le esercitazioni pratiche si prevedono un po’ ovunque.

Il dato di fatto è che non c’è alcuna uniformità tra università, così come – al di là della diffusione di alcune pratiche essenziali – lo stage, che svolge una funzione strategica per l’introduzione nel mondo del lavoro, è ancora poco diffuso o del tutto assente nei corsi di secondo livello, a conferma del distacco che c’è tra il mondo accademico e quello delle imprese e del lavoro.

Andando ancora in profondità si scopre che alcuni corsi, pur avendo con una denominazione “turistica”, in realtà non hanno piani di studi particolarmente finalizzati, determinando, già in partenza, una zoppicante preparazione degli studenti per il settore turistico. Questi sono senz’altro da evitare perché nati per ragioni ben lontane dal voler formare i giovani alla carriera turistica, quanto piuttosto per “accontentare capricci accademici”, per “ottimizzare” o “garantire” l’impiego dei docenti di ruolo anche se le discipline hanno scarsa attinenza con il turismo, per “diversificare” le entrate delle università.

La lettura dei piani di studi è fondamentale: spesso si scoprono sbilanciamenti su tutt’altri versanti disciplinari in contraddizione con l’obiettivo formativo. E’ evidente in questi casi che sono intervenuti interessi che non hanno nulla a che vedere con il mercato del lavoro, con le esigenze di professionalità specifiche, con le istanze che pervengono dal territorio.

Il risultato è la preparazione di giovani dei quali il mondo del lavoro non ne comprende il profilo e dei quali non ha alcuna necessità. Con tanta delusione per chi ci ha creduto!

* Rielaborazione su Fonte “Repertorio dei percorsi formativi universitari per il settore turismo” di Salvatore Pirri